02/02/2018

Caro diario,

è appena suonata la campanella che annuncia la fine delle lezioni; oggi sono particolarmente stanca, ho spiegato per ben sei ore nelle mie classi del triennio. Credo di aver perso la voce ma sono più che soddisfatta. Svolgo il lavoro più bello del mondo, il lavoro tanto desiderato, per il quale ho sacrificato tutto ma non è ancora finita. Nel giro di poche ore ho dovuto riempire una valigia, ormai accantonata da un bel pò, ho deciso di portare l’essenziale perchè mi son detta “Al Nord non ci sarà molto da fare!”: giusto un caldo cappotto per coprirmi quando di buon ora al mattino, mentre tutti dormono, varcherò le porte della scuola, e tante ma tante aspettative. Sono partita portando con me molti pregiudizi, di solito non mi lascio influenzare dai pensieri comuni, ben diffusi. Ho dovuto ricredermi su molte cose, come altrettante sono le cose che ancora non ho avuto la fortuna di apprezzare. Qui al Nord non si sta poi così male, le persone non sono per niente fredde anzi molto gentili, sorridenti e pronte a salutarti ovunque incrocino il tuo sguardo. Soffro molto il silenzio, la fin troppa quiete non mi appartiene ed è spesso causa di malessere, quella nostalgia che ti assale e non ti molla tanto facilmente. Ci sono notti in cui piango da sola, al buio della mia piccola stanza, pensando che forse ho sbagliato tutto, che questa vita così piatta e abitudinaria non mi appartiene ma puntualmente scivolo in un lungo sonno e mi ritrovo ad essere sveglia già prima del suono della sveglia e pronta a vivere una nuova giornata in classe, coi miei meravigliosi alunni. Ebbene sì, loro sono i miei pargoli, sono fragili ma tanto svegli, spigliati, curiosi, intelligenti, pieni di iniziativa e tanto ma tanto educati. Occuparsi di loro, avere un ruolo così importante nelle loro vite, mi riempie di gioia; ascoltano, imparano e sanno essere critici al punto giusto. Spesso bisogna richiamarli all’ordine perchè in fondo sono ragazzi e preferirebbero essere altrove ma il più delle volte sono loro a riprendere me affinchè non smetta mai di educarli e coinvolgerli. Vige un rapporto di stima e rispetto reciproco, cerco di capire i loro bisogni, le loro difficoltà, sono un libro aperto per loro e spero che loro facciano lo stesso con me. L’ essere docente è soprattutto una responsabilità morale. Un buon docente è un esempio di vita per i suoi alunni. Lasciarsi andare a dei consigli, a dei suggerimenti non è affatto sbagliato anzi rafforza ancora di più il legame. Ammetto di essere stata un’alunna discola ma ho sempre riconosciuto il valore e il ruolo di chi sedeva dietro a quella cattedra così grande e comoda. Sono in stazione, sto sfogliando il giornale del giorno e mi ritrovo di fronte ad una notizia che mi sta turbando profondamente “16ENNE ACCOLTELLA LA PROF IN AULA PER UN’INTERROGAZIONE”…attimo di silenzio o poco più, è assurdo, inconcepibile, impensabile. Come si può arrivare ad un gesto così violento??? Una stupida interrogazione può mai generare tanta cattiveria e sfrontatezza??? Cosa diranno mai i genitori a loro discolpa??? Diventa inevitabile a questo punto puntare il dito su di loro, forse sono poco presenti? Troppo comprensivi o troppo permissivi? Non so, sono dubbiosa, è una notizia che fa troppo scalpore e che nasce da motivazioni sicuramente profonde e intime, forse una diffusa mancanza di valori, un senso troppo pratico nel vivere le cose. Ho paura, sono spaventata e se capitasse anche a me una cosa del genere??? E’ possibile che una professoressa abbia potuto indurre un giovane alunno ad un gesto così estremo? No, mi sembra troppo strano. Giusto un consiglio poi ti saluto, mio caro diario…essere più presenti coi nostri figli, lasciare loro gli spazi che meritano osservandoli da lontano, una sorta di ombra che segue le loro orme; educare i nostri alunni al rispetto, all’altruismo, al coraggio di fare scelte difficili ma propedeutiche al loro cammino.

Mariarca Reale

“Sii sempre il meglio di ciò che sei sempre stata”

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