Oggi vi racconto la storia di una bambina cresciuta troppo in fretta, di una graziosa bambina di nome S., che, a soli otto anni, è cresciuta in un attimo provando un dolore immane, sconfinato, prolungato, che lascia senza fiato e non ti molla più. Circa vent’anni fa il padre di S. è entrato in coma e lei non capiva il significato di queste parole perchè era troppo piccola e per gli adulti lei non doveva sapere. Il padre di S. era un uomo grande, forte e coraggioso che nel palmo della sua mano riusciva a contenere le manine della sua dorata figlia; lei lo amava tantissimo, era il supereroe che tanto aveva desiderato incontrare e si sentiva la bimba più fortunata del mondo per il dono ricevuto. Circa vent’anni fa il padre di S. era in ospedale per sottoporsi ad uno stupido intervento e lei era a casa di sua zia a giocare con le Lego regalatele dai nonni; improvvisamente il telefono squillò ed S. in lontananza avvertiva uno strano silenzio, notava l’espressione del volto di sua zia cambiare e udiva quel parolone che le sembrava il termine più strano del mondo. S. venne accompagnata subito a casa di sua nonna e rimase lì per alcuni giorni, pressapoco una decina, ma in cuor suo desiderava andare dal suo papà, era passato troppo tempo, voleva vederlo, abbracciarlo. S. infuriata scappò e si nascose sull’attico del palazzo, rimase lì per un giorno intero, al freddo e alla pioggia, senza una giacca, senza un ombrello, finchè la paura prese il sopravvento e decise di rientrare. Entrando, incrociò lo sguardo di sua madre che le diede uno schiaffo fragoroso, allora S. abbassò lo sguardo e con tutto il fiato che aveva, gridò a squarciagola: VOGLIO ANDARE DA PAPà! PORTAMI DA PAPà! Sua madre si inginocchiò ai suoi piedi e scoppiò a piangere come per liberarsi di tutte quelle sensazioni negative provate in quei lunghi giorni. Il giorno seguente andarono insieme in ospedale, sua madre dovette supplicare il capo reparto, finalmente S. poteva avvicinarsi alla stanza del padre, una grande vetrata lo separava da lui, che era lì immobile, un pezzo di ghiaccio, circondato da tubi, fili, macchinari sofisticatissimi, sembrava un robot. Da quel giorno trascorsero due mesi, S. ogni giorno passava circa un’ora a guardare suo padre ponendosi mille domande, la più importante tra queste: PAPà PERCHè NON TI SVEGLI? NON TI SEMBRA DI AVER DORMITO ABBASTANZA? Oggi il padre di S. sta meravigliosamente bene, non ricorda quasi nulla ma è felice e si gode la sua adorata famiglia. S. da quel giorno non ha più toccato le Lego, le sue preferite, però ricorda alla perfezione il fiore che aveva realizzato per il suo papà, petali rossi e blu e pistillo bianco. E’ cresciuta troppo in fretta, ha paura di legarsi alle persone, ha paura della ferocia del mondo e della mutevolezza degli eventi ma continua ad amare allo stesso modo suo padre e la quiete della sua stanza.

Autore

Mariarca Reale
Mariarca Reale
"Sii sempre il meglio di ciò che sei sempre stata"

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *