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Contiene un sensore di controllo che evita dimenticanze ed errori. Ma è solo una delle medicine «intelligenti» in arrivo …

I medici, che la conoscono bene, la chiamano scarsa «compliance», ossia scarsa aderenza alla terapia. Significa che loro prescrivono al paziente una cura prolungata e si raccomandano di prenderla in modo regolare e negli orari giusti.Ma il malato dopo un po’ si dimentica di assumere le pasticche, le prende a caso, le salta, ne prende due insieme. Perché è anziano, smemorato, approssimativo, o semplicemente non dà troppa importanza a quello che gli ha detto il dottore. Così oltre a non guarire, si ritrova con effetti collaterali e compli­cazioni impreviste.
Per questo la messa a punto della prima «pillola digitale» che, ingerita dal paziente, comunica con il medico, è considerata una soluzione al problema. Il prodotto, creato dalla giapponese Otsuka Pharmaceutical con Proteus Digitai He­alth, e appena approvato dalla Fda americana, è una versione tecnologicamente modificata del farmaco Abilify, che cura depressione e schizofrenia. All’interno di ogni pillola c’è un sensore con rame, magnesio e silicio (ingredienti presenti anche nei cibi); a contatto con i succhi gastrici dello stomaco, la pillola invia un segnale elettrico, captato da un cerotto, anch’esso dotato di sensore, che il malato indossa a sinistra del cuore. Il cerotto, a sua volta, manda le informazioni al medico; quando è stata ingerita la pillola, in quale dose. E, se ci prende gusto, il paziente può aggiungere dati sulle ore di sonno dormite, l’attività fisica, rumore ..
La pillola smart in realtà è solo il primo esempio di come la tecnologia medica prende possesso dei nostri corpi (per il nostro bene, s’intende). La rivista Nalure racconta, con un certo entusia­smo, le meraviglie del progetto Body Net, cui stanno lavorando diversi laboratori al mondo; un network di sensori, minischer­mi, microchip e strumenti miniaturizza­ti (e interattivi) da indossare sui vestili ma anche da impiantare sottopelle, per comunicare con i medici o estendere le nostre percezioni sensoriali. Alla base c·è l’«elastronica», elettronica elastica fatta di circuiti morbidi e flessibili, più sottili di un foglio, che si deformano senza rompersi, biodegradabili e in grado di auto-ripararsi, reattivi al tatto, pressione, temperatura e altri segnali biologici e chimici.
Un esempio delle potenziali applicazioni: una donna incinta che indossa questi componenti biometrici potrebbe monitorare il battito cardiaco del feto, visualizzarlo su un monitor attaccato alla pelle, come una sorta di tatuaggio digitale, e persino inviare wireless la sensazione del piccolo che scalcia al padre. Un medico invece potrebbe capire in modo diretto e in tempo reale come sta il paziente, stando quasi nella sua pelle (oltre a ricevere­informazioni biologiche e parametri vitali).
C’è da lavorarci, precisano gli autori dell’articolo su Nature (un gruppo di esperti, chimici e ingegneri), per migliorare materiali, sicurezza, efficienza e durata di tutti i componenti. E per garantire che le informazioni siano raccolte nel rispetto della privacy, trattandosi di dati sensibili. Ma il BodyNet è il futuro. E la «digital pill» è già pronta per essere inghiottita. 

 

Panorama

 

Gaetano Ciro Coppola

È un liberale, liberista e decisamente libertario.

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