Oggi è Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio (giorno in cui, nel 1945, ci fu la liberazione dei prigionieri dal lager di Auschwitz) di ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto. Con questo termine si indica, a partire dalla seconda metà del XX secolo, il genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d’Europa e, per estensione, lo sterminio nazista verso tutte le categorie ritenute “indesiderabili”, che causò circa 15 milioni di morti in pochi anni, tra cui 5-6 milioni di ebrei, di entrambi i sessi e di tutte le età.

Il termine Olocausto definisce originariamente un tipo di sacrificio della religione greca, ebraica e dei culti dei Cananei, nel quale ciò che si sacrifica viene completamente arso. Ma a causa del significato religioso del termine, alcuni, ebrei e non solo, trovano inappropriato l’uso di tale termine: costoro giudicano offensivo paragonare o associare l’uccisione di milioni di persone ad una “offerta a Dio”.

Per questo l’Olocausto, in quanto genocidio degli ebrei, è identificato più correttamente con il termine Shoah (in ebraico significa “catastrofe”, “distruzione”). Shoah descrive la tragedia ebraica di quel periodo storico. Questo termine venne usato per la prima volta nel 1940 dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla distruzione degli ebrei polacchi. Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d’Europa.

Il termine venne ufficialmente adottato nel 1951 con la creazione del Giorno della Shoah, in memoria dello sterminio nazista. 

Forse, quanto è avvenuto” non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare. Mi spiego: “comprendere” un proponimento o un comportamento umano significa (anche etimologicamente) contenerlo, contenerne l’autore, mettersi al suo posto, identificarsi con lui. Ora, nessun uomo normale potrà mai identificarsi con Hitler, Himmler, Goebbels, Eichmann e infiniti altri. Questo ci sgomenta e insieme ci porta sollievo: perché forse è desiderabile che le loro parole (e anche, purtroppo, le loro opere) non ci riescano più comprensibili.(…) Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.

(Primo Levi)

Mai dimenticare.

 

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Assinfinito
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L’Associazione Infinito nasce dall’iniziativa e dalle idee di alcuni giovani animati dal desiderio di rilanciare il territorio.

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