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Si apre la strada a una categoria emergente di farmaci, estremamente innovativi, che consentiranno di personalizzare la terapia, paziente per paziente e tumore per tumore

Nel nostro organismo ci sono delle molecole di Rna che fanno scattare l’allarme quando il Dna delle cellule subisce dei danni. Nelle cellule tumorali ciò succede di frequente e la cellula cerca di ripararsi per continuare a diffondersi. Ora si è compiuto un passo avanti nella conoscenza di questi meccanismi e si apre la speranza di poterli bloccare e facilitando, poi, la lotta contro il tumore. A tal fine i ricercatori dell’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) e dell’Igm-Cnr di Pavia hanno disegnato nuove molecole, battezzate “antisenso”, che «hanno l’abilità straordinaria di legare una sequenza di Rna complementare agli Rna segnalatori identificati e da colpire» spiega Flavia Michelini, prima autrice dello studio pubblicato su Nature Cell Biology.

Azione specifica

«In questo modo le molecole antisenso — aggiunge la ricercatrice — impediscono il lancio dei messaggi e soprattutto gli interventi di riparazione del genoma. La loro azione è mirata a specifiche lesioni del Dna e non interferisce con altri processi della cellula». Per fare un esempio legato alla domotica, la cellula è vista come una casa intelligente dove, con un telecomando, si possono disattivare le funzioni degli elettrodomestici che non interessano. I ricercatori possono dunque esercitare, attraverso le molecole antisenso, un’azione specifica colpendo con precisione l’azione negativa delle cellule tumorali.

 
Le prospettive

«Le nuove molecole — precisa Fabrizio d’Adda di Fagagna, alla guida del gruppo di 14 ricercatori protagonisti della ricerca — costituiscono la base di una categoria emergente di farmaci, estremamente innovativa per personalizzare la terapia, paziente per paziente e tumore per tumore, e aprire la strada a una medicina più precisa e meno tossica. Ora mentre approfondiamo ulteriormente questi meccanismi stiamo anche cercando di individuare quelle classi di tumori che accumulano preferenzialmente danni in alcuni punti del genoma, in modo da colpirli selettivamente. Nell’esplorazione di specifiche applicazioni terapeutiche sarà strategico il supporto di BiovelocITA, il primo acceleratore italiano dedicato al settore biotech». Lo studio è stato realizzato con il contributo, in particolare, della Commissione Europea (European Research Council advanced grant), di AIRC, del progetto EPIGEN e con la collaborazione dei ricercatori dell’Università del Michigan e del Mechanobiology Institute di Singapore.

 

Corriere Della Sera

Luca De Stefano

Appassionato del web.

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