Antonio Polito di mestiere fa il giornalista, è il vice direttore del Corriere della Sera, e non si può certo inserire nel pantheon dei liberali austriaci, per generazione e formazione.

Ma ci sono degli aspetti del suo ultimo libro edito da MarsilioRiprendiamoci i nostri figli – La solitudine dei padri e la generazione senza eredità, che fornisce degli spunti molto interessanti per la cultura liberale.

Quando Polito parla di emergenza educativa lo fa in termini molto interessanti e mai banali. «La scuola ha capito l’andazzo e si è adeguata. Presidi, insegnanti e commissioni d’esame hanno finito di scambiare la scuola dell’obbligo con l’obbligo della promozione, almeno fino alla licenza liceale.

Coorti di giovani impreparati non dico al lavoro, ma perfino all’università, sbarcano negli atenei non sapendo non dico l’inglese, ma neanche l’italiano. Li aviotrasportiamo alla fine del corso degli studi sorvolando su ogni loro lacuna. E poi magari li precipitiamo all’improvviso nella selezione più feroce, perché astrusa e casuale, dei test di ammissione alle facoltà a numero chiuso.

I professori hanno abdicato al proprio ruolo. Un po’ perché se bocciano devono vedersela con famiglie urlanti e talvolta manesche. Un po’ perché in questo modo compensano il crollo verticale e inarrestabile di status (e di reddito) imposto loro nei decenni».

Il sapore del libro non è quello del padre che invecchiando si lamenta dei bei tempi che furono. Il nostro sostiene piuttosto che siamo immersi in un cambio di paradigma, in una cesura tra generazioni.

Ci sono vari fattori che stanno compromettendo il meccanismo di trasmissione delle eredità, materiali e immateriali, e non ultima è la circostanza che vede la nostra società, in specie quella italiana, in cui sono presenti più nonni che nipoti.

Questa crisi è grave e ha una serie di responsabili. «A padri e madri bisognerebbe dire: non credete più a chi vi colpevolizza, riprendetevi i vostri figli, ribellatevi a chi sta alienando la vostra potestà, credete di nuovo possibile la vostra missione.

Servirebbe una Santa Alleanza tra genitori e insegnanti, intellettuali, idoli del pop, stelle dello sport, per rilanciare il tema dell’educazione come la prima e vera emergenza nazionale, da cui dipendono tutte le altre; perché è nella «disruption» della famiglia che affondano le radici della nostra crisi.

Dovremmo sottoporre a una critica di massa la cultura del narcisismo. E smetterla di ascoltare con un sorriso compiacente sulle labbra, come sto facendo io in questo momento, i miei figli che cantano insieme a Fedez: «E ancora un’altra estate arriverà / e compreremo un altro esame all’università / e poi un tuffo nel mare / nazionalpopolare / La voglia di cantare non ci passerà».

Polito azzecca i toni e anche la rivendicazione delle responsabilità individuali.

Non c’è una responsabilità sociale, esiste una fragilità dei singoli educatori a partire dalle famiglie. E tutto ciò, scrive il vice direttore del Corriere, non può che avere un risvolto più sociale: «È il grande paradosso politico del nostro tempo: il consenso popolare arride a personaggi e a movimenti chiaramente impreparati a governare, perché non è governare l’esistente che si chiede loro, ma piuttosto farlo dimenticare, far sognare un mondo che non c’è, e forse non è neanche possibile.

Solo una grande disperazione, nel senso letterale del termine, la sensazione cioè di aver perso ogni speranza nella democrazia, può dare ragione di questo fenomeno».

 

Nicola Porro.

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L’Associazione Infinito nasce dall’iniziativa e dalle idee di alcuni giovani animati dal desiderio di rilanciare il territorio.

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