Like & Share

“I sogni son desideri” così diceva una canzone di un famoso cartone, ebbene il desiderio si è avverato per un ragazzo di 14 anni , Francesco. Costretto da una  paralisi cerebrale infantile a rimanere su una sedia a rotelle, questo non l’ha certo destabilizzato, ha continuato a lottare, mostrando come la disabilità non debba essere necessariamente un disagio invalidante nel quotidiano. Grazie ad un’associazione francese, è riuscito con altri 6 ragazzi affetti da altre disabilità, a vivere un esperienza straordinaria,il tutto assistiti per un giorno  da un astronauta della propria nazione. Un “miracolo moderno” tramite al quale i ragazzi, sono riusciti a non sentire il “peso della gravità”! Ecco un sogno speciale, un sogno che deve essere tangibile per tutti coloro che soffrono ma che non devono sentirsi esclusi del resto del mondo.

La domanda da porsi è questa: che cosa può fare un disabile per la collettività in cui vive?

È una domanda rivoluzionaria, un cambio drastico di cultura ed immagine.

 Penso che talvolta i veri limiti esistano solo in chi ci guarda. 

                                                                                           Luca De Stefano

 

Quattordicenne paralizzato al progetto dell’Agenzia spaziale. 

«Che bello non sentire il peso, gli ostacoli spariscono». «Partecipavo agli esperimenti accendendo una candela, giocando a ping pong con una goccia d’acqua»

«Avevo un po’ di paura, ma quando ho sentito il mio corpo alzarsi senza peso è stata un’emozione unica e da quel momento mi sono divertito come non mai». Francesco Vassallo, 14 anni, colpito da una paralisi cerebrale infantile, il 24 agosto ha abbandonato la sedia a rotelle salendo su un Airbus dell’Agenzia spaziale europea (Esa) assieme ad altri sette ragazzi disabili di cinque Paesi dell’Unione per compiere la straordinaria esperienza di un volo parabolico. Questi voli li compiono gli astronauti per addestrarsi alle condizioni spaziali. Per trenta volte il jet sale e scende in cielo riproducendo ogni volta per 25 secondi l’eccezionale leggerezza. Nei mesi scorsi l’Esa, assieme a Novespace che gestisce gli aerei e all’associazione Rêves de gosse, impegnata nella disabilità, ha lanciato la campagna Kid’s Weightless Dreams. Samantha Cristoforetti ha chiesto all’italiana «We Fly! Team» l’unica pattuglia aerea al mondo con piloti disabili, di indicare un ragazzo che partecipasse all’iniziativa. Così è uscito il nome di Francesco Vassallo di Giffoni Valle Piana, vicino a Salerno, il cui padre è un appassionato deltaplanista. Ogni ragazzo era accompagnato da un astronauta del suo Paese. Per l’Italia, Maurizio Cheli, che ha compiuto una missione sullo shuttle, ha accettato con entusiasmo. «Così mi sono trovato a Bordeaux — racconta Francesco — sull’aeroporto francese base di Novespace e il giorno prima di partire abbiamo ascoltato delle lezioni di specialisti dell’Esa che ci spiegavano come dovevamo compiere alcuni semplici esperimenti scientifici nei pochi secondi di assenza di gravità».
«Dopo il decollo»

«Dopo il decollo, superata la paura iniziale mi sono ritrovato a camminare sul soffitto dell’aereo a testa in giù e a compiere movimenti incredibili: senza la gravità non c’era più alcun ostacolo o difficoltà. Era bellissimo. Partecipavo agli esperimenti accendendo una candela, giocando a ping pong con una goccia d’acqua, mischiando acqua e olio, operazione possibile solo nello spazio. Mi rendevo conto che ero protagonista di un’esperienza unica e che soprattutto potevo lanciare un messaggio importante: noi disabili possiamo fare tutto». Protagonista di un volo parabolico è stato anche il celebre astrofisico britannico Stephen Hawking, immobile sulla Terra per una sclerosi laterale amiotrofica (Sla), lassù volteggiava e sorrideva. Ma non è una missione semplice e lo stomaco può soffrire seriamente. «Non ho avuto problemi — dice Francesco — e anche tutti i miei compagni sono stati sempre bene».

 
Maurizio Cheli: «Ammirato da Francesco»

«Guardavo Francesco ammirato per tutto quello che faceva con inusitata libertà — racconta Maurizio Cheli, sempre al suo fianco —. A un certo punto l’abbiamo aiutato ad assumere la posizione di Superman con il braccio in avanti ed era felice. Le prime tre parabole hanno simulato la gravità della Luna ridotta a un sesto rispetto a quella terrestre. Era un modo per aiutare l’organismo ad abituarsi. Ma le altre 27 sono state in totale assenza di gravità. È straordinario rendersi conto di come il corpo acquisti una mobilità sulla Terra preclusa. Nello spazio diventiamo tutti uguali nelle possibilità, le differenze si annullano. Se l’Esa organizza altre iniziative, sono pronto a ripartire». Il ritorno a casa non è stato semplice. «Ero elettrizzato e capivo di essere stato molto fortunato. Nei giorni successivi spesso mi fermavo, pensavo alle piroette tra nuvole, al mio corpo libero. Mi aveva affascinato il racconto di Maurizio Cheli e so che non potrò mai fare l’astronauta. Però amo il volo e lo spazio, una passione che mio papà mi ha trasmesso portandomi con sé quando vola con il deltaplano».

Fonte:Corriere Della Sera

Luca De Stefano
Appassionato del web.
Like & Share

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *