Stanford Prison Experiment

Salve a tutti, è da un bel po’ che non mi faccio sentire, ma oggi ho trovato un’altra pillola semplice quanto interessante.

Uno dei più importanti esperimenti della psicologia sociale che ha destato interesse e perplessità tra i ricercatori del settore è stato svolto nell’università di Stanford dal ricercatore Zimbardo insieme ai suoi collavoratori.

I ricercatori pubblicarono un annuncio sul giornale per reperire soggetti per la loro ricerca sulla vita nelle prigioni. I soggetti scelti avrebbero avuto una ricompensa di 15 dollari al giorno per la partecipazione dell’esperimento, che sarebbe durato due settimane.Vennero scelti 24 ragazzi maschi, di ceto medio, istruzione elevata, risultati i più equilibrati e privi di psicopatologie, comportamenti antisociali e atteggiamenti discriminatori. Attraverso poi il lancio della moneta furono assegnati casualmente i ruoli di guardie e detenuti. Entrambi furono obbligati a portare le divise dei ruoli che interpretavano, in modo tale da privarli delle loro caratteristiche distintive.

L’esperimento iniziò con la simulazione dell’arresto dei detenuti che vennero prelevati dalle loro case, mentre le guardie vennero convocate per la ripartizione dei turni all’interno della prigione.

Il primo giorno trascorse tranquillamente, ma già dal secondo, i detenuti organizzarno una rivolta, denunciando l’atteggiamento sadico delle guardie che li avrebbero svegliati la notte costringendoli ad eseguire una serie di flessioni ed azioni umilianti. La rivolta viene sedata con l’arrivo delle guardie del turno successivo, ma le dinamiche aggressive continuarono, le guardie imposero altre regole rigide, rituali sadici, mostrando atteggiamenti offensivi e punitivi al punto che alcuni soggetti vennero liberati per evitare danni alla loro salute psichica.

I metodi arbitrari delle guardie persistettero, diventando sempre più crudeli, finché i ricercatori decisero di sospendere l’esperimento 6 giorni prima della fine prevista.

Nonostante il ruolo fosse assegnato casualmente, i soggetti impiegarono poco tempo ad assumere i valori di aguzzini persecutori o di detenuti depressi e impotenti, e nonostante si trattasse di una simulazione, le identità dei partecipanti vennero plasmate dalla situazione con l’acquisizione di un diverso atteggiamento e comportamento.

I comportamenti sadici e aggressivi non erano riferiti ai tratti di personalità dei soggetti, ma ai ruoli rivestiti in uno scenario inconsueto.

Da questo esperimento, il ricercatore Zimbardo elaborò l’ “Effetto Lucifero”, sottolineando la forza delle situazioni nel determinare le reazioni aggressive.

Una storia a dir poco raccapricciante, ma incredibilmente vera da essere ritenuta tra le più importanti ricerche effettuate dalla disciplina!

Alla prossima!

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Philip G. Zimbardo, L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?, Raffaello Cortina, Milano 2008, 769 pp

Autore

Orsola Perillo
Orsola Perillo
Neo laureata e tirocinante in psicologia cognitiva e del lavoro, membro dell'Associazione Infinito.

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