Like & Share

E’ possibile morire ed essere infettati ancora oggi in strutture ospedaliere? La risposta è NO! ma anche stavolta vi è stata una mancanza forse di igiene sanitaria o  di prevenzione… fatto sta, dei vari casi,oggi è capitato ad una bambina di 4 anni. Era stata ricoverata prima per diabete a Portogruaro e a Trento, poi era tornata in quest’ultimo ospedale, dove una prima volta le era stata diagnosticata una faringite ed una seconda la malaria, fatale poco dopo il trasferimento a Brescia.  La cosa che rimane inspiegabile è come sia possibile che ci sia stata un contagio di malaria in un ospedale?

I casi sono molteplici e ognuno è un alibi a prova di confutabilità:

  • strumenti utilizzati per le cure non sterilizzati,
  • puntura di una zanzara infetta ,
  • presenza di due bimbi africani del Burkina Faso nel suo reparto con lo stesso virus;

Resta il fatto che l’infezione  può essere trasmessa solo per contatto sanguigno o saliva. Il punto è: oggi nel 2017, con apparecchiature all’avanguardia, con le migliori ricerche scientifiche,migliori medicinali, e magari con più controlli igienico sanitari, non si possono prevenire queste morti?

Luca De stefano

Trento, Lorenzin invia gli ispettori.
Nel suo reparto c’erano due bimbi malati
«Da qualunque ipotesi si parta questa storia è assurda» riassume l’assessore provinciale alla salute di Trento, Luca Zeni. È assurdo che una bambina di quattro anni muoia della forma più grave di malaria senza aver mai viaggiato in Paesi a rischio e senza che nessuno sappia spiegarsi come sia avvenuto il contagio.
Si chiamava Sofia Zago, quella bambina. È morta lunedì sera nel reparto malattie infettive tropicali degli Spedali civili di Brescia, dov’era arrivata in condizioni disperate dall’ospedale S. Chiara di Trento. Poche ore prima che il suo cuore si arrendesse la biologa Silvia Fasanella, a Trento, aveva controllato gli esiti dell’emocromo, nel vetrino aveva visto tanti globuli rossi rotti e aveva chiesto l’aiuto del microbiologo per confermare i suoi sospetti: era la forma più grave di malaria, quella cerebrale, trasmessa dalla puntura di alcune specie di zanzare del genere Anopheles. Il fatto è che di quelle zanzare, vettori della malattia, nel nostro Paese non ce ne sono o almeno: così abbiamo creduto fino a oggi. Ne esiste una specie ritenuta «possibile vettore», come spiega Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive, ma mai la sua presenza è stata rilevata in Trentino, regione storicamente priva di malaria anche quando nel resto del Paese quella malattia era un problema nazionale. E allora com’è stato possibile il dramma di Sofia?

 

Le inchieste e gli ispettori ministeriali
Mentre il ministro Lorenzin invia gli ispettori a Trento e la magistratura apre due inchieste (a Brescia e a Trento, dove saranno riunite), si ragiona su ipotesi. Il procuratore di Trento Marco Gallina dice che «i Nas hanno già acquisito i documenti clinici» e che «il tema vero sono le possibili complicanze» su cui indagherà l’autopsia prevista per domani. Intanto si ricostruisce la storia clinica della bimba. Il suo ricovero a Trento aveva coinciso per alcuni giorni con quello di due fratellini che avevano contratto la malaria dello stesso ceppo che ha ucciso Sofia: il Plasmodium falciparum. Difficile non ipotizzare un legame con la presenza di quei bimbi appena rientrati dal Paese d’origine dei loro genitori, il Burkina Faso, con la febbre: un controllo in ospedale ha decretato la malaria per loro, la mamma e un fratello più grande, tutti ricoverati e guariti. Ma il contagio avviene esclusivamente per contatto ematico. Ed è molto improbabile che sia successo fra i bimbi, ricoverati in stanze separate ma con area giochi in comune. La possibilità più credibile è che Sofia sia stata punta da una zanzara «importata» in Italia in una valigia, eventualità che il primario di malattie infettive di Trento chiama «malaria da bagaglio» aggiungendo che «sarebbe una fatalità drammatica». Il ministro della Salute Lorenzin dice che «la bimba potrebbe aver contratto la malaria in ospedale». E la storia di Sofia diventa polemica politica, con il M5S che esprime dubbi sul protocollo in vigore e con la Lega che parla di «allarme sanitario» e punta il dito sui «finti profughi».

Ultimissime:

Potrebbe essere stato un ago pungidito, di quelli che si usano per misurare la glicemia ma anche per verificare la presenza della malaria, la fonte del contagio della piccola Sofia Zago, la bambina trentina di quattro anni morta di malaria a Brescia il 4 settembre scorso. L’ipotesi dell’ago pungidito è stata formulata dal dottor Walter Pasini, direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health. Il luogo del contagio potrebbe essere stato l’ospedale di Trento.

 
Luca De Stefano
Appassionato del web.
Like & Share