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Si è chiuso il contestato referendum per l’indipendenza catalana. La polizia spagnola è entrata in azione a Barcellona facendo irruzione in diversi seggi per impedire le operazioni di voto. Cariche anche in diversi punti della città: secondo il governo catalano i feriti sono oltre 844. Il sì avrebbe raccolto quasi il 90% ma al voto si è recato solo il 41% degli aventi diritto. Ma ora la cosa più che preoccupa che scenario si apre per L’Europa del futuro? Dopo Il referendum Catalano quante altre vorranno fare altrettanto? Lo scenario sarebbe un Europa composta da tantissimi microstati!!  .

 Accanto alle nazioni storiche, decine di minuscoli movimenti locali lottano fianco a fianco come membri dell’Alleanza: i bretoni in Francia, i veneti nel nord Italia, gli slesiani in Polonia e tanti altri ancora. Un vero e proprio puzzle di identità, culture e tradizioni che potrebbe frantumare l’Europa, fino a renderla irriconoscibile.

Presidente Catalogna, ‘Non vogliamo una rottura traumatica’

La Catalogna funziona al rallentatore oggi nella giornata di sciopero generale convocata da sindacati e movimenti indipendentisti per protestare contro la violenza della polizia spagnola domenica contro i seggi. La partecipazione allo sciopero è “molto alta” rileva La Vanguardia online. Manifestazioni hanno bloccato il traffico su 24 arterie del paese, fra cui le autostrade Ap7 e C32. Lo sciopero generale ha l’appoggio fra gli altri del governo catalano e dei comuni di Barcellona e Girona.

Alcune scuole non hanno aperto e gli studenti hanno sfilato in corteo. Migliaia di persone si sono raccolte davanti alle scuole di tutta la Catalogna in cui domenica sono intervenute Guardia civil e polizia nazionale durante il referendum, per protestare contro le cariche degli agenti e mostrare messaggi di pace. La concentrazione più grande è davanti alla Ramon Llull, dove c’è stata una carica di polizia. I dimostranti hanno portato fiori sul posto e all’evento era presente anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau, che si è detta emozionata e ha affermato che le scuole di Barcellona sono “un modello di convivenza che ci rappresenta”. Centinaia di persone si sono riunite anche davanti alla scuola Mediterrania di Barcellona, in cui le cariche della polizia hanno provocato diversi feriti, e davanti all’istituto secondario Joan Fuster, uno dei primi in cui la Guardia civil è entrata, sfondando una porta.

Il trasporto pubblico è ridotto al minimo, con lunghe attese nella metropolitana di Barcellona. Fonti dei Trasporti metropolitani di Barcellona (Tmb) hanno comunicato che sono state chiuse le stazioni perché “il trasporto non è garantito” fra le 9.30 e le 17.

A scioperare, tra gli altri, sono i dipendenti del porto di Barcellona, le università pubbliche, i trasporti, il Museo d’arte contemporanea. Resterà chiusa anche la Sagrada Familia. Anche il Club del Barcellona, in tutte le sue formazioni – quella professionistica e le giovanili – ha deciso di scioperare: nessuno dei suoi tesserati oggi si allena.

A Barcellona molte persone si sono radunate in Piazza Universitat, ma ci sono proteste anche in via Laietana, dove ha sede la polizia nazionale. Duemila persone si sono raccolte davanti alla sede del Partido popular, del premier Mariano Rajoy, accusato di essere responsabile della situazione

La Catalogna si è svegliata ferita dalle scene di violenza della giornata del voto, stordita dal successo del ‘si’ a un referendum di indipendenza che pochi credevano si sarebbe fatto davvero, e molto incerta su come le cose andranno a finire. Intanto oggi sarà giornata di sciopero generale contro le violenze di domenica della polizia spagnola.

Il presidente Carles Puigdemont ha convocato una riunione straordinaria del governo per decidere la strategia del ‘dopo’. In teoria in base alla legge del referendum approvata in agosto dal parlamento il prossimo passo dovrebbe essere la proclamazione dell’indipendenza. Una mossa che sarebbe una dichiarazione di guerra a Madrid. Con una risposta ancora più dura, fino alla sospensione dell’autonomia e del governo catalani, o anche l’ arresto di Puigdemont.

Con poche speranze inoltre di ottenere riconoscimenti internazionali.La linea decisa dall’esecutivo catalano è stata quella del dialogo. Puigdemont ha detto che è “il momento di una mediazione internazionale” con Madrid e ha chiesto all’Ue di “smettere di guardare dall’altra parte” e di favorirla. L’obiettivo dell’indipendenza rimane, ha confermato in sostanza, ma si può trattare. “Oggi non dichiaro l’indipendenza, chiedo una mediazione”: “si deve creare un clima di distensione che la favorisca”. Il ‘President’ ha detto che ci sono già candidati, ha parlato di ‘governi regionali’. “Se mi chiamano, anche oggi, sono pronto a una riunione dove vogliono”, ha detto il premier basco Inigo Urkullu che ha già tentato negli ultimi giorni di spingere il premier spagnolo Mariano Rajoy e Puigdemont all’avvio di un dialogo.

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Puigdemont ha fatto capire che il passaggio in Parlamento nel quale potrebbe essere dichiarata l’indipendenza non è una questione di ore. Non dovrebbe essere prima di una settimana. Una possibile pausa nella spirale della tensione delle ultime settimane, dopo mesi di muro contro muro. Puigdemont ha ribadito di non volere una frattura traumatica con la Spagna ma piuttosto una separazione concordata. Se si andrà comunque alla dichiarazione di indipendenza, non è escluso che possa essere condizionata, per esempio alla vittoria del fronte del ‘si’ a elezioni anticipate, o con una entrata in vigore ritardata, a sei o nove mesi.

Il tempo, se si può, di negoziare. Anche per Rajoy è stata una giornata di preparazione delle prossime mosse. “Useremo la forza della legge” ha avvertito il ministro della giustizia Rafael Català. Il premier ha visto i leader dei due grandi partiti ‘unionisti’ che lo hanno appoggiato sulla linea dura, il socialista Pedro Sanchez e Albert Rivera di Ciudadanos. Ottenendo due indicazioni contrastanti: Sanchez ha chiesto un “dialogo immediato”, Rivera un pugno di ferro con Puigdemont per impedire la dichiarazione di indipendenza, con anche l’applicazione dell’art.155 che consente di sospendere l’autonomia catalana e di destituire Puigdemont.

Anche la stampa di Madrid preme. El Mundo esorta a “non perdere un minuto contro l’indipendentismo”, El Pais parla di “ribellione” e accusa Puigdemont di “arroganza xenofoba”. Parole che confermano la frattura fra società catalana e spagnola. In tutta la Catalogna oggi migliaia di persone sono scese in piazza a mezzogiorno davanti ai municipi per denunciare le violenze della polizia spagnola, che hanno fatto 884 feriti. La sindaca di Barcellona Ada Colau ha denunciato anche aggressioni sessuali da parte degli agenti spagnoli. Oggi sarà sciopero generalePuigdemont ha annunciato la formazione di una commissione d’inchiesta, chiesta anche dall’Onu, e denunce penali contro polizia e governo spagnoli. “Andremo, ha promesso, fino in fondo”.

 

Corriere della Sera

 

Luca De Stefano
Appassionato del web.
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