“L’Italia è un bel paese, Dio, là, provvede a tutto; là ci si può sdraiare al sole; cresce l’uva passa a portata di bocca, e se si è morsi da una tarantola si balla con una straordinaria agilità, anche se non si è mai imparato a ballare … in Italia, in Italia, gridai pieno di piacere.” – Joseph von Eichendorff

Alla fine del XVII secolo si rivelava fondamentale per tutti i giovani dell’elite europea intraprendere il cosiddetto Grand Tour che puntava all’ampliamento dei più intimi orizzonti culturali, alla formazione del carattere e della personalità individuale e alla creazione di una fitta rete di contatti a livello sociale ma soprattutto a livello professionale. L’Italia del tempo incarnava la meta ideale nel rispetto degli obbiettivi prefissati dal Grand Tour in questione. Ben presto anche la classe intellettuale si approcciò a questo tipo di turismo culturale per conoscere, capire e trovare nuove fonti di ispirazione per le loro composizioni.

Il giovane Goethe è in Italia fra il 1786 e il 1788 ma soltanto nel 1816, ventotto anni dopo, si adopererà alla pubblicazione del Viaggio in Italia; il fine primario fu quello di fissare il prima possibile un’esperienza così gratificante che non meritava assolutamente di essere lasciata nell’oblio vista la metamorfosi subita dalla sua personalità e la rinascita come intellettuale e artista. Goethe voleva ripercorrere l’esempio del padre, anch’esso in Italia fra il 1739 e il 1740, vivo era il suo interesse per la nostra lingua e cultura ma la motivazione più forte proveniva dal disagio esistenziale a cui era sottoposto sia nel pubblico che nel privato e l’Italia era il luogo giusto perchè si compisse questo distacco di cui sentiva una forte esigenza.

 

“Si, io posso dire che solamente a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato ad uno stato d’animo così elevato, nè a una tale felicità di sentire” – J.W. von Goethe

 

La ricerca prima dell’opera non si proponeva lo studio delle condizioni sociopolitiche italiane del tempo bensì opere d’arte da studiare, strati geologici da classificare, caratteri e costumi degli italiani, ricerca delle vestigia di una civiltà eccelsa, l’insieme delle novità mineralogiche, botaniche, meteorologiche che il paese gli offriva. Il momento decisivo doveva essere il suo arrivo a Napoli, città in cui realtà e fantasia si intrecciavano alla perfezione lasciandosi andare ad una lista di motivi per i quali la ressa della gente per le strade di Napoli generava l’idea di un popolo di fannulloni poi si soffermerà sull’ingegnosità delle attività impensabili svolte alla luce del sole. Bellissimo il passaggio in cui dalla finestra della sua stanza osservava il panorama meraviglioso del golfo rischiarato dalle colonne luminose di fumo sprigionate dal Vesuvio. Sono pagine intense, riflessive, che toccano l’apice dell’abilità scrittoria del Goethe.

 

“Ma quello che non si può raccontare nè descrivere è la magnificenza d’una notte di plenilunio, quale l’abbiamo goduta…qui si ha veramente la sensazione dell’infinità dello spazio. Senza dubbio, vale la pena di sognare così”

Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, queste le tappe più rinomate del suo Tour per l’Italia e in ognuna delle suddette città emergeva un approccio diverso, una critica differente, un adattamento alla realtà che spingeva inequivocabilmente l’autore a dire la sua con genialità e delicatezza, con eloquenza e invettiva anche contro i personaggi più in vista del panorama a lui contemporaneo. Nell’ultima parte dell’opera il discorso si faceva più serrato, quasi malinconico, un vero e proprio anticipo del Romanticismo europeo, in un gioco di masse e ombre. Il congedo di Goethe è sigillato dalla citazione di un brano dei Tristia di Ovidio per alludere alle affinità con il poeta romano di una dipartita imminente.

 

“Quanto rammento la notte che lasciai tante cose a me care ancora oggi scorre dai miei occhi una lacrima”

Ancora oggi l’opera è considerata una testimonianza più che rara di una straordinaria personalità letteraria e del clima culturale del tempo, tra Neoclassicismo e pre-Romanticismo.

 

Autore

Mariarca Reale
Mariarca Reale
"Sii sempre il meglio di ciò che sei sempre stata"

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