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Buongiorno a tutti! Come state? Oggi ci spostiamo su un argomento diverso, ma che può sempre interessare tutti: quante volte vi capita di dire durante la giornata/settimana/mese di essere stressati? Sapete in realtà cos’è? E’ necessario o ci fa stare soltanto male?Lo scopriremo insieme, viaggiando attraverso gli studi di innumerevoli autori!

Dovete sapere che uno degli scopi dell’organismo umano è quello di mantenere stabili le proprie caratteristiche al variare dell’ambiente esterno o anche interno tramite meccanismi di autoregolazione.

Questi eventi psicologici e fisici che, con differente potenza e durata,  mutano lo stato di equilibrio dell’organismo, vengono identificati con il concetto di stress dato dai ricercatori tedeschi Janke e Wolffgramm.

Il sistema prettamente fisiologico che risponde alle esperienze stressanti generate dagli stressors (intesi come stimoli che turbano l’equilibrio

 dell’organismo) interni e/o esterni è l’asse HPA (ipotalamo – ipofisi – surrene).

Quest’asse, durante un evento stressante, rilascia ormoni come l’adrenalina e il cortisolo nella circolazione sanguigna, risvegliando così negli individui emozioni come la paura o la rabbia, che li preparano all’attacco o alla fuga. Ovviamente bisogna tener conto che non soltanto ciò che è minaccioso è percepito come stressante, né il concetto di stress ha esclusivamente un’accezione negativa.

Il primo studioso che ha trattato il concetto di stress è stato in realtà Selye, il quale ha affermato che lo stress non è patologico, ma ricopre una funzione prettamente adattativa, seguendo il principio di omeostasi accennato in precedenza (mantenere stabili le caratteristiche del soggetto). Un evento percepito come stressante potrebbe sia essere una minaccia, ma anche una sfida ed un’opportunità in senso strettamente positivo.
Bisogna quindi fare una distinzione tra lo stress positivo, detto eustress, che permette
di applicarci e focalizzarci verso un obiettivo mantenendo la giusta concentrazione e dando un colpo all’acceleratore delle nostre capacità; e lo stress negativo, detto anche distress, che provoca una serie di conseguenze fisiologiche negative (vedi tabella).

Tornando all’asse HPA, la sua risposta fisiologica sarà più forte quanto più è potente lo stressor, e quando lo stimolo scompare o viene affrontato, l’asse ritorna nel suo stato originale di riposo. Il problema e la potenzialità dei danni del distress sull’organismo stanno esattamente nell’intensità e nel quante volte viene attivato questo sistema: se un individuo viene sottoposto ad uno stress costante a cui non è in grado di reagire opportunamente, c’è il rischio di predisporre l’asse HPA ad un’ iperattività che potrebbe durare tutta la vita, lasciando così nel soggetto un’ansia cronica ( ciò significa che l’asse resterebbe attivo sempre, anche quando non sono presenti sfide o minacce, in pratica, una situazione infernale!).

 

 

Ma cosa può fare l’individuo per affrontare gli eventi stressanti?
Lo saprete la prossima settimana!

 

Orsola Perillo

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Ege Harlad, Oltre il mobbing: stalking, straining e altre forme di conflittualità sul posto di lavoro, Milano, FrancoAngeli, 2014.

Lazarus R. S., Flokman S., Stress, appraisal and coping, New York, Springer, 1984.

Orsola Perillo
Neo laureata e tirocinante in psicologia cognitiva e del lavoro, membro dell'Associazione Infinito.
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