“Chi non ricorda non vive; chi non ricorda non vuole cambiare.”

Sono passati 26 anni dal lontano 23 maggio 1992. Alle 17.56 lungo l’autostrada che collega Palermo all’aeroporto di Punta Raisi, all’altezza dello svincolo di Capaci, le auto su cui viaggiano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo sono coinvolti nell’esplosione del tratto di autostrada causata da 500 kg di tritolo. Una strage ordita dalla mafia. Una vera e propria dichiarazione di guerra allo Stato che proseguirà con la strage di Via d’Amelio, che meno di due mesi dopo colpisce il giudice Borsellino e gli uomini della sua scorta e la lunga scia di attentati di Firenze, Roma e Milano del 1993. 

La mafia, con l’uccisione di Falcone, ha mostrato il suo volto più cruento e plateale. Ma Cosa Nostra non è solo l’eclatante manifestazione di una forza bruta e vile, è anche la sotterranea, inesorabile e radicata mentalità che si è impadronita di luoghi e persone nel corso dei decenni. Il giudice era stato parte del Pool Antimafia, la squadra di magistrati costituita con l’obbiettivo di combattere la criminalità organizzata a Palermo, e in quel periodo Falcone, insieme al collega Paolo Borsellino, era considerato uno dei massimi esponenti della lotta alla mafia, sacrificando la propria esistenza, il proprio tempo, la propria libertà, animato da un innocuo spirito di servizio, senza tentennare mai, senza lasciarsi sopraffare da quei momenti di scoramento, dubbi, tentazioni che avrebbero potuto indurlo ad abbandonare il suo progetto. Le indagini portarono al maxiprocesso, tenuto nell’aula bunker proprio da Borsellino e Falcone. Il verdetto complessivo ammontò a 19 ergastoli, tra cui quelli a Totò Riina e Bernardo Provenzano, 2665 anni di carcere, 11 miliardi e mezzo di lire di multe e 114 assoluzioni. 

“La mafia non è affatto invincibile. E’ un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”

Tante le iniziative commemorative in programma oggi in tutta Italia, in particolar modo ricordiamo quella denominata #PalermochiamaItalia che coinvolgerà 70000 studenti provenienti da tutto il territorio nazionale per ricordare tutte le vittime della mafia, promossa dal MIUR e dalla Fondazione Falcone. Anche quest’anno la cosiddetta nave della Legalità è salpata dal porto di Civitavecchia con oltre 1000 studenti a bordo ed è arrivata a Palermo all’alba di questo importante giorno. Il 23 maggio è una data che non si può dimenticare; la lotta alla mafia richiede impegno e dedizione e tanti sono i risultati raggiunti da allora.

La mafia limita in primis la crescita individuale del singolo cittadino e il contributo che esso può apportare allo sviluppo economico, sociale e culturale dell’intera comunità nazionale. Giovanni Falcone, così come Paolo Borsellino, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto dalla Chiesa e tutte le altre innumerevoli vittime di un’organizzazione criminale così meschina e becera, qualunque sia la sua denominazione, meritano costantemente nella nostra banale quotidianità una mobilitazione delle nostre coscienze per proseguire la battaglia per la legalità, la democrazia e la libertà.

“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.”

Autore

Mariarca Reale
Mariarca Reale
"Sii sempre il meglio di ciò che sei sempre stata"

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