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Gabriel José García Márquez, soprannominato Gabo, è stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano naturalizzato messicano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982.


Lo stile di questo romanzo, definito in seguito “realismo magico”, racconta un microcosmo arcano e segregato in cui la linea di demarcazione fra vivi e morti non è così nitida e ai vivi è dato il dono tragico della chiaroveggenza. 

José Arcadio Buendía, patriarca di una stirpe numerosa e tribolata, abbandona il villaggio nativo per sfuggire a un fantasma che lo perseguita. Dopo un lungo viaggio in compagnia della moglie Ursula, all’epoca incinta del primo figlio e terrorizzata all’idea di partorire un bambino con la coda di maiale frutto di un amore incestuoso, approda nel luogo in cui fonderà “un paese felice, dove nessuno aveva più di trent’anni e dove non era morto nessuno”. Lì Ursula darà alla luce Aureliano, “il primo essere umano nato a Macondo”, futuro colonnello leggendario, che guiderà la rivoluzione liberale e combatterà trentadue guerre perdendole tutte, e che terminerà la sua vita rinchiuso nel suo laboratorio, a fabbricare pesciolini d’oro per poi fonderli e ricominciare daccapo, assecondando il vizio ereditario della famiglia di fare per disfare. Col passare del tempo, si succederanno, con una tenace se non ostinata ripetizione dei nomi, vari José Arcadio e vari Aureliano, tutti diversi eppure simili tra loro, e tutti ineluttabilmente condannati a un destino di solitudine. Fin quando l’ultimo Aureliano, il primo e solo padre dell’animale mitologico, un bambino con la coda di maiale, non decifrerà le misteriose pergamene dello zingaro Melquíades…

 

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. 

 

Giuseppe Saviano
Una visione del mondo particolare.
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