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“Ricorda figliolo che la giustizia non è di questo mondo ma dell’altro”
(Papa Pio VII)

Sarà vero oppure no ? Certo è che abbiamo il dovere prima come cittadini e poi come magistrati ma non solo, di costruire un mondo che tenda alla giustizia perché vi sia una società ordinata secondo i valori della libertà e della dignità umana come ci suggerisce  la nostra carta costituzionale. Proprio sul tema della dignità umana si è concentrata la sentenza Torreggiani  della CEDU del 2015. Attraverso tale sentenza l’ Unione europea condanna l’Italia in merito al problema del sovraffollamento della popolazione carceraria, nello specifico accusa il nostro Paese per  le condizioni di vita in cui versano i detenuti nelle strutture carcerarie. C’è stato chi auspicava l’adozione di strutture carcerarie private come fu sperimentato in America in cui i risultati furono deludenti. Una struttura carceraria privata diventa infatti un impresa e come sappiamo l’impresa segue la logica economica di investire al fine di trarne profitto. Quali sono le conseguenze?  Tali strutture in quanto imprese avrebbero tutto l’interesse a mantenere sempre alto il numero di detenuti, di conseguenza tale opzione non comporterebbe alcuna risoluzione al problema sottolineato nella sentenza Torreggiani anzi per tale strada interpretativa si preannuncia uno scenario incostituzionale in cui la pena non svolge più quella che è la sua funzione fondamentale come ci ricorda l’articolo 27 della nostra Costituzione ovvero la pena deve tendere alla rieducazione del reo, al reinserimento del condannato nella società culturale, economica e sociale.

Vogliamo una giustizia efficientista a scapito delle garanzie della persona umana?Oppure vogliamo una società civile in cui il valore fondamentale sia la dignità umana?

Voltaire diceva:

“Lo Stato civile di un Paese non si evince dalle opere d’arte, dai musei o dalle opere pubbliche ma dallo stato in cui versano le carceri di quella nazione”.

 

Lucia Polise

Lucia Polise
La mossa vincente è giocare giusto.
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