Il latino delle origini apparteneva al gruppo italico, un insieme di lingue che facevano parte della grande famiglia linguistica indoeuropea, comprendente linguaggi asiatici ed europei ritenuti derivati da un’unica lingua-base, chiamata appunto indoeuropeo.

Questa lingua doveva essere un insieme di moltissimi dialetti parlati da popolazioni vissute in una vasta zona compresa tra l’Europa e l’India.

La scoperta di una relazione fra le lingue indoeuropee si ebbe con lo sviluppo della glottologia, la disciplina che studia la struttura e la storia delle lingue.

Le numerose e significative affinità di carattere fonetico, morfosintattico e lessicale delle antiche lingue di origine indoeuropea fecero inizialmente ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio popolo indoeuropeo che parlasse la lingua-madre.

I numerosi dialetti, parlati da popoli diversi ma in aree geografiche contigue, agirono gli uni sugli altri influenzandosi reciprocamente in vario modo e con vari esiti, dando vita ad una famiglia linguistica caratterizzata da molti elementi comuni, ma differenziatasi ulteriormente nel tempo in vari gruppi o “sottofamiglie”. I fattori determinanti dei mutamenti linguistici furono il tempo, la zona geografica dei parlanti e il loro ceto sociale.

Tra il l e il II millennio a. C. la penisola Italica si presentava come un mosaico di popoli: quelli autòctoni, di origine mediterranea, quelli infiltratisi dall’Oriente balcanico come Osco-Umbri, Equi, Veneti e Messapi.

Il latino ha in comune moltissimi elementi lessicali e grammaticali con i dialetti parlati osco-umbri, il che fa supporre una comune origine indoeuropea.

I popoli italici limitrofi parlavano la lingua osco-umbra, diffusa nell’Italia Centrale.

Il latino che noi conosciamo è essenzialmente quello letterario, la lingua scritta usata dagli autori latini per i loro testi di prosa e di poesia, una lingua ben distinta da quella parlata.

Già in epoca imperiale, la lingua latina scritta e quella parlata erano profondamente diverse. Si svilupparono due vere e proprie lingue differenti. La lingua scritta che era quella utilizzata per lo più da persone colte, mentre quella parlata era caratterizzata da Barbarismi ed era il linguaggio della gente comune, delle persone prive di istruzione. A volte la lingua colta e la lingua popolare coesistevano, come avviene anche per noi oggi.

Il latino parlato dal popolo non era una lingua in tutto l’impero ma andava sempre differenziandosi anche in relazioni alle diverse zone geografiche. Si svilupparono successivamente vere e proprie lingue differenti, le lingue neolatine dette anche lingue “volgari”. Esse sono: l’italiano, il portoghese, lo spagnolo, il catalano, il francese.

La sopravvivenza del latino nel corso dei secoli successivi al crollo dell’impero romano fu favorita dal fatto che la Chiesa cristiana usò sempre il latino classico per le sue necessità di comunicazione, ciò conferì a questa lingua anche un nuovo importantissimo ruolo storico e culturale. Senza il cristianesimo il latino sarebbe declinato in fretta e non si può escludere che sarebbe scomparso.

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Angela Esposito
Angela Esposito
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