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Ci scandalizziamo, ci stupiamo di come si faccia a morire,anche stavolta a pagarne le conseguenze è un’altra anima innocente!

Noemi 16 anni del Salento,
vittima di “femminicidio”, ennesima di una lista lunghissima.
Aveva una vita davanti, cosa le piaceva fare?
quale erano i suoi sogni?

L’ultima cosa che ci rimane è il suo  post di Facebook dove scriveva: “Non è amore se ti picchia” forse un monito per far capire come questa ragazza voleva uscire da questa faccenda e magari nel miglior modo possibile,
ma purtroppo non è servito a nulla.

 Ripetiamo come un giradischi la solita cantilena:

Com’era giovane”;

“Quanto era bella”;

“Non doveva succedere”;

“L’ennesima vittima di una scia di sangue che non si ferma”;

“Perché nessuno ha fatto niente?”;

“Il femminicidio,fermiamo il femminicidio”.

Ci diciamo che non facciamo abbastanza e ricominciamo,nello stesso modo, esattamente come prima, caricandoci di un potere che non possediamo,
struggendoci nell’attesa.

Inondiamo facebook e i social di post contro queste barbarie,
invochiamo leggi e sanzioni più severe,
un educazione più severa in casa e nel mondo scolastico.
Un fiume in piena che passato il momento, viene dimenticato!
Alla fine tutto torna alla normalità come se nulla fosse accaduto…

Ma come ci si può abituare alla violenza sulle donne?
Non vi viene lo schifo ascoltando questa cronaca  di essere, noi stessi,
il punto tangibile di enormi atrocità?
Quante ragazze sfigurate dall’acido, incendiate in un parcheggio, prese a sassate e nascoste sotto un muretto dovremo ancora ascoltare?

Forse il vero punto è che non si fa nessun contrasto per fermare,
questa violenza, queste atrocità!

Quante ancora Noemi o altre ragazze dimenticate dovranno subire?
Avverrà quel giorno in cuì si fermerà tutto ciò?

Il cambiamento dobbiamo essere noi stessi!
cercando di sensibilizzarci,
perchè la sensibilità potrà dare un mondo migliore alle nostre future generazioni,
senza dover aver la paura di essere le prossime vittime della lista!

Luca De Stefano

 

I lividi sul volto, le fughe da casa, i problemi a scuola. Mamma Imma era molto preoccupata per Noemi e per la tormentata relazione con quel ragazzo che considerava la causa prima dei suoi mali. «È violento, sbandato e pericoloso, fate qualcosa per favore».
A maggio dai carabinieri
Era lo scorso maggio quando bussò alla porta del comandante dei carabinieri di Specchia, Giuseppe Borrello, chiedendo che venisse allontanato da Noemi. Lo fece formalmente, presentando una denuncia contro di lui e in qualche modo anche un po’ contro Noemi, visto che lei continuava a frequentarlo, prigioniera forse di un vortice dal quale non usciva. «E non stupitevi se siamo ancora qua, abbiamo detto per sempre e per sempre sarà», scriveva il 12 agosto per festeggiare il primo anno di fidanzamento. Contro tutto e contro tutti. Nonostante le botte, le furiose litigate e i tre Tso (trattamento sanitario obbligatorio) a cui è stato sottoposto il diciassettenne di Alessano negli ultimi sei mesi. La madre aveva però capito che Noemi era entrata in un tunnel pericoloso e con lei l’aveva capito anche la sorella di Noemi, Benedetta, entrambe unite nella condanna del ragazzo.

A luglio al tribunale dei minori

Oltre alla denuncia finita alla procura per i minorenni di Lecce, Imma Rizzo aveva chiesto anche l’intervento dei servizi sociali perché sentiva che la situazione poteva sfuggire al suo controllo. Il primo luglio è stata convocata da un assistente del Tribunale dei minori. «Se è un problema, se può essere d’aiuto a mia figlia, intervenite anche su di lei», aveva implorato quel giorno. E il tribunale ha chiesto al Comune di Specchia una relazione sulla situazione familiare di Noemi. «Sulla base di questo documento e di valutazioni autonome dei magistrati, il Tribunale ha emesso un provvedimento di presa in carico della ragazza da parte dei servizi sociali», ha spiegato il sindaco di Specchia, Rocco Pagliara. 
Il provvedimento sarebbe però giunto sul tavolo degli operatori sociali solo il 6 settembre. Troppo tardi. Noemi era già stata uccisa e sepolta sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo.

«Di segnalazioni così ne arrivano a decine»

Le domande sono naturalmente quelle: perché si è perso tanto tempo? Perché non si è fatto nulla per bloccare un giovane violento? Gli inquirenti rispondono in modo univoco: «Perché dalla denuncia non emergeva una situazione gravissima. Alla ragazza erano stati dati pochi giorni di prognosi per lesioni da schiaffeggiamento: di denunce come quella ne arrivano a decine». E i Tso? E il fatto che il ragazzo scorrazzasse in macchina senza patente? «Sui trattamenti stavamo facendo delle verifiche», rispondono alla Procura per i minorenni. «Quanto alla patente, se solo l’avessimo scoperto una volta…», conclude amaro il comandante dei carabinieri.

Dietro alla tragedia emerge un ambiente di forte degrado. Due famiglie che si odiavano: quella di lei e quella di lui, entrambi a rifiutare ferocemente i fidanzati dei loro figli. Dopo la denuncia della madre di Noemi è stata la volta dei genitori di lui, che hanno puntato il dito sulla ragazza presentando una controdenuncia. La madre del giovane ha caricato le parole con la polvere da sparo: «È stata lei a farlo diventare un mostro, hanno mandato gente da Taviano per ucciderlo». Senza pietà.

«Follie», ha tagliato corto l’avvocato che assiste la famiglia di Noemi, Mario Blandolino. Con lui, mamma Imma ha indagato per prima sulla scomparsa della figlia. Sapeva che era sparita fra le 2 e le 7 del mattino del 3 settembre. Ha cercato una telecamera nella zona, l’ha trovata, ha visionato il filmato e ha scoperto che Noemi era uscita alle cinque di notte per incontrare il suo fidanzato diventato assassino.

 

Fonte: Corriere Della Sera

Luca De Stefano
Appassionato del web.
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1 Comment

  1. Ciro Gaetano Coppola
    Ciro Gaetano Coppola

    Non stanchiamoci di ripetere e di dimostrare che l’ amore non ha proprietari. Insegniamo alle ragazze a non scambiare il controllo per attenzione o dedizione ,a non farsi lusingare dalle ossessioni , a non cedere mai alla richiesta di una prova d’ amore e d’ eroismo. Trasmettiamo ai ragazzi la bellezza e la radicalità della forza che riconosce la libertà , le fragilità,anche il fallimento.L’ amore non è una pietra , né un coltello,l’ amore non è un colpo di pistola.

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